mercoledì 5 gennaio 2011

Di classifiche e bilanci (libreschi)


Di un anno che passa, mi piace fare il bilancio. Anche di sfuggita, tra un dolce natalizio e l’altro, ma lo devo fare. Tralasciando quelli filosofico-esistenziali (chi siamo? da dove veniamo? dove andiamo?),  un bilancio che faccio sempre è quello dei libri. Adoro leggere, ma non sono quasi mai arrivata a leggere più di un libro, un libro e mezzo al mese, perché mi piace leggere lentamente, gustandomi momenti e situazioni.. Quest’anno grazie ad Anobii (e alla sfida dell’alfabeto), mi sono superata: 27 libri letti per 7485 pagine!
Ecco la mia personalissima classifica delle migliori e peggiori letture 2010 (le recensioni sono le stesse che ho su Anobii ^^):
BEST OF:
Uomini che odiano le donne, Stieg Larsson


Trama (da Ibs):
Sono passati molti anni da quando Harriet, nipote prediletta del potente industriale Henrik Vanger, è scomparsa senza lasciare traccia. Da allora, ogni anno l'invio di un dono anonimo riapre la vicenda, un rito che si ripete puntuale e risveglia l'inquietudine di un enigma mai risolto. Ormai molto vecchio, Henrik Vanger decide di tentare per l'ultima volta di fare luce sul mistero che ha segnato tutta la sua vita. L'incarico di cercare la verità è affidato a Mikael Blomkvist: quarantenne di gran fascino, Blomkvist è il giornalista di successo che guida la rivista Millennium, specializzata in reportage di denuncia sulla corruzione e gli affari loschi del mondo imprenditoriale. Sulle coste del Mar Baltico, con l'aiuto di Lisbeth Salander, giovane e abilissima hacker, indimenticabile protagonista femminile al suo fianco ribelle e inquieta, Blomkvist indaga a fondo la storia della famiglia Vanger. E più scava, più le scoperte sono spaventose.
Recensione:
Il primo volume della Millennium Trilogy, dell’ormai defunto (in circostanze misteriose) Stieg Larsson, è riuscito a entrare a pieno titolo nella mia top five di sempre, nonostante sia un thriller, genere di cui non sono mai stata particolarmente appassionata. Scritto impeccabilmente, la costruzione è ottimale, avvincente e l'opera scorre via come l'olio nonostante la mole notevole; i personaggi di Mikael e Lisbeth sono affascinanti, gli incastri della storia hanno tutti una ragione d'essere...Non vedo l’ora di leggere gli altri due volumi che seguono! ;)
L’eleganza del riccio, Muriel Barbery


Trama (da Ibs):
Parigi, rue de Grenelle numero 7. Un elegante palazzo abitato da famiglie dell'alta borghesia. Ci vivono ministri, burocrati, maitres à penser della cultura culinaria. Dalla sua guardiola assiste allo scorrere di questa vita di lussuosa vacuità la portinaia Renée, che appare in tutto e per tutto conforme all'idea stessa della portinaia: grassa, sciatta, scorbutica e teledipendente. Niente di strano, dunque. Tranne il fatto che, all'insaputa di tutti, Renée è una coltissima autodidatta che adora l'arte, la filosofia, la musica, la cultura giapponese. Cita Marx, Proust, Kant... dal punto di vista intellettuale è in grado di farsi beffe dei suoi ricchi e boriosi padroni. Ma tutti nel palazzo ignorano le sue raffinate conoscenze, che lei si cura di tenere rigorosamente nascoste, dissimulandole con umorismo sornione. Poi c'è Paloma, la figlia di un ministro ottuso; dodicenne geniale, brillante e fin troppo lucida che, stanca di vivere, ha deciso di farla finita (il 16 giugno, giorno del suo tredicesimo compleanno). Fino ad allora continuerà a fingere di essere una ragazzina mediocre e imbevuta di sottocultura adolescenziale come tutte le altre, segretamente osservando con sguardo critico e severo l'ambiente che la circonda. Due personaggi in incognito, quindi, diversi eppure accomunati dallo sguardo ironicamente disincantato, che ignari l'uno dell'impostura dell'altro, si incontreranno solo grazie all'arrivo di monsieur Ozu, un ricco giapponese, il solo che saprà smascherare Renée.
Recensione:
Questo libro non è perfetto: parte in salita, è pieno di digressioni filosofiche che a volte (o spesso) vi annoieranno, di tanto in tanto vi verrà voglia di prendere a calci svariati personaggi, e il finale è triste. Quindi non è perfetto. O forse si? Perché, del resto, quel che è rappresentato veramente in quest'opera è la vita in tutte le sue sfaccettature, con gli elementi che solitamente la compongono: la delicatezza, l'ironia, la tragicità, la leggerezza, il “significato e l'emozione”. Perché, come ho letto in un commento, c'è un finale che non si vorrebbe ma che serve, che disorienta ma, riflettendoci (rifletteteci, non partite in quarta con le recriminazioni!), fa anche sperare. Perché può darsi che si sia portati a considerare i personaggi principali come snob o inverosimili, ma le loro vite, riflessioni, speranze e paure rimangono attaccate all'anima, arrivano fin nel profondo e ci rimangono. Perché la costruzione e la prosa saranno anche esercizi di stile, ma sono realmente perfetti ed eleganti. L'apparenza inganna quasi sempre. Vale anche in questo caso, per Renée, Paloma, e per l'impressione che dà all'inizio questo libro. Immerso in un'atmosfera franco-giapponese, tra un tè al gelsomino, una camelia e qualche prezioso incontro raffinato, vi commuoverà fino alle lacrime.
La solitudine dei numeri primi, Paolo Giordano


Trama (da IBS):
Alice è una bambina obbligata dal padre a frequentare la scuola di sci. È una mattina di nebbia fitta, lei non ha voglia, il latte della colazione le pesa sullo stomaco. Persa nella nebbia, staccata dai compagni, se la fa addosso. Umiliata, cerca di scendere, ma finisce fuori pista spezzandosi una gamba. Resta sola, incapace di muoversi, al fondo di un canale innevato, a domandarsi se i lupi ci sono anche in inverno. Mattia è un bambino molto intelligente, ma ha una gemella, Michela, ritardata. La presenza di Michela umilia Mattia di fronte ai suoi coetanei e per questo, la prima volta che un compagno di classe li invita entrambi alla sua festa, Mattia abbandona Michela nel parco, con la promessa che tornerà presto da lei. Questi due episodi iniziali, con le loro conseguenze irreversibili, saranno il marchio impresso a fuoco nelle vite di Alice e Mattia, adolescenti, giovani e infine adulti. Le loro esistenze si incroceranno, e si scopriranno strettamente uniti, eppure invincibilmente divisi.
Recensione:
È la storia di Alice e Mattia, due ragazzi inadatti, “immobili”, condannati a farsi del male.
Le loro esistenze, segnate ineluttabilmente da un evento traumatico primigenio che le ha portate a discostarsi dall'ordinarietà, sono due mancanze, due solitudini che s'incrociano, si cercano, si rincorrono, illudendosi – invano – di potere, attraverso la loro affinità, riassegnarvi un senso.
La loro struggente storia, così potenzialmente vera, si sente sulla pelle, e toglie il fiato, e spezza il cuore; lascia l'amaro in bocca come solo la realtà, in tutta la sua spietatezza, sa fare.
La solitudine dei numeri primi non è piaciuto quasi a nessuno …molte amiche mi hanno detto che hanno trovato i personaggi antipatici e deprimenti, e può essere che lo siano ... ma provate a pensare, anche nella realtà, a persone che subiscano un grosso trauma all'affacciarsi della vita che le portino, loro malgrado, a deviare dalla normalità..penserete che i protagonisti, successivamente, un po' le sfighe se le cercano, ma chi può dire cosa può accadere in tali casi in una mente non ancora formata, senza strumenti, senza aiuto dagli altri? (perché Alice e Mattia sono soli, vengono abbandonati dopo le disgrazie che capitano loro, nessun adulto se ne interessa). L'unica cosa che sanno fare è farsi del male. E quindi anche il finale, benchè non sia questa gran cosa, è un passo avanti, perché, anche se in minima parte, i due smettono di ledersi.
Sarà perché anche io ne ho passata qualcuna, anche in tenera età, che mi ha segnato, ma io li sento molto questi due personaggi (anche se io non sono così autolesionista), e sono convinta che chi non ha amato questo libro, in fondo è perché non l'ha capito, non perché i lettori siano stupidi (non tutti, almeno), ma perché, per fortuna, molti non hanno sperimentato eventi così funesti o, se lo hanno fatto, hanno saputo reagire rialzandosi - beati loro. Ma non tutti ne sono capaci, e non tutte le ferite smettono di sanguinare.
L’orribile karma della formica, David Safier


Trama (da Anobii):
Da affascinante conduttrice televisiva a formica! E tutto per colpa della sua sfrenata ambizione e del suo cattivo carattere. Una punizione tremenda per la povera Kim, che perde in un colpo il marito, la sua bimba e finisce a un livello infimo nella scala delle reincarnazioni. Ora per lei c'è un solo modo per correre ai ripari: tentare la difficile risalita da insetto a essere umano, passando per una serie di altre, certo orribili, forme animali. Riuscirà a rientrare nel corpo di una donna e a impedire che il consorte finisca definitivamente tra le braccia della sua ex migliore amica?
Recensione:
Avevo letto commenti che lo indicavano come tra i libri più divertenti di tutti i tempi. Beh, non è così. Però divertente è divertente, ma è anche commovente, e lascia spazio alla riflessione. E soprattutto, non guarderete mai più allo stesso modo un porcellino d’India. O una formica. O una dorifora della patata, ammesso che riusciate a vederla *^^*
Agnes Browne mamma, Brendan O’ Carroll


Trama (da IBS):
Agnes Browne, trentaquattro anni, bella, proletaria, simpatia irresistibile, ha un banco di frutta e verdura al mercato del Jarro, turbolento quartiere popolare di Dublino, sette figli come sette gocce di mercurio e un'autentica venerazione per Cliff Richard. Purtroppo ha anche un marito che lascia i suoi guadagni agli allibratori, per poi rifarsi con lei a suon di ceffoni. Ogni mattina Agnes esce di casa alle cinque per incontrare l'amica Marion e iniziare insieme la giornata in allegria. Ogni venerdì gioca a bingo, per poi finire al pub di fronte a una pinta di birra e a un bicchiere di sidro. Non una gran vita, a parte le risate con Marion e le altre, al mercato. Finché, un bel giorno, Rosso Browne muore, lei rimane sola e comincia a godersi davvero l'esistenza. E l'inizio di un carosello di vicende esilaranti, in coppia con Marion, autentico genio comico, e alle prese con i figli che le propinano dilemmi adolescenziali, obbligandola a improvvisarsi consigliera (con grande spasso dei pargoli) o a vestire i panni dell'angelo vendicatore. Insomma, senza quel treppiede del marito attorno, la nostra Agnes pare tornata la ragazza dublinese che è stata - tanto che non manca uno spasimante, un affascinante bell'imbusto francese ignaro degli equivoci della lingua inglese. Intanto la vita continua, nella Dublino di fine anni settanta, tra gioie e dolori, un colpo basso della sorte e un girotondo di risate con Marion, i figli che crescono e, in testa, un sogno che sembra irrealizzabile.
Recensione:
Primo capitolo della saga di Agnes Browne, immagine e incarnazione della Dublino proletaria degli anni 70, altrettanto bella e altrettanto piena di problemi. Insieme ad Agnes si ride, si piange, ci si commuove, ci si arrabbia per gli scherzi tragici del destino. Per chi ha visitato Dublino, tra l'altro, in questo libro se ne ritrova tutto lo spirito. Last but not least, mi ha fatto scoprire la casa editrice Neri Pozza, davvero una garanzia di qualità ;)
WORST OF:
La banda dei brocchi, Jonathan Coe


Trama (da IBS):
Trotter, Harding, Anderton e Chase: sembra il nome di un prestigioso studio legale; in realtà si tratta di un quartetto di giovani amici, che frequenta un liceo elitario di Birmingham, quel tipo di scuola che preleva giovani intelligenti dal loro background ordinario e li fa atterrare in una classe sociale diversa da quella dei loro genitori. I ragazzi sono destinati a carriere importanti, mentre i genitori rimangono impantanati nel loro mondo di matrimoni sciovinisti, scontri sindacali, guerre di classe e di razza e ignoranza culturale. Siamo negli anni Settanta, anni in cui si susseguono sconvolgimenti sociali, lotte politiche, attentati dell'Ira. Su questo mare in tempesta cercano di destreggiarsi, con alterne fortune, i quattro ragazzi.
Recensione:
Ho iniziato questo libro con un'aspettativa da 10 e lode, visto le ottime critiche (quasi) unanimi...ed effettivamente c'è una storia che impostata diversamente poteva essere davvero piacevole, ma in realtà è noiosa come poche.. dei 4 citati protagonisti in realtà solo 2 (1 e mezzo) portano avanti la trama, che procede talvolta in tempi e luoghi diversi dalla vicenda narrativa principale...la vita dell'Inghilterra degli anni 70 che fa da sfondo è un susseguirsi di descrizioni (di scioperi, gruppi musicali, lotte di classe etc), riflessioni, citazioni che francamente non aggiunge niente e toglie parecchio smalto … La realtà dei genitori dei protagonisti è sbiandita tanto quanto la loro età; le descrizioni nelle scene di sesso sono degne della peggior specie di pornografia senza talento (una locuzione come “succo vaginale” mi ha lasciata disgustata come poche volte nelle mie letture, e non perché sia una benpensante), l'ironia ..semplicemente non è ironica..
Le due pecche più gravi di questo libro, a mio parere, sono: 1) il pochissimo coinvolgimento (dove sono i palpiti e i turbamenti dell'adolescenza? dov'è la crescita e la formazione? se non fosse per il povero Benjamin che ogni tanto smuove le acque, la storia sarebbe calma piatta) 2) il finale mancante. Nell'ultima pagina, una laconica nota dell'autore ci informa che il libro avrà un seguito (Il circolo chiuso) ...che io non comprerò ^_^
Neve sottile, Jun’ichirō Tanizaki




Trama (da Ibs):
Scritto negli anni della Seconda guerra mondiale (e anche censurato dal governo giapponese per la freddezza con cui Tanizaki guardava alla propaganda bellica), questo libro è la storia di quattro sorelle di Osaka, delle loro vite vissute una accanto all'altra, dei sacrifici e degli squilibri affettivi che ognuna di loro può imputare alle altre e a se stessa. Una vicenda comune, intessuta di piccoli fatti e anche di risvolti tragici, descritta con un'analisi psicologica, che ne fa una vera e propria ricognizione dell'esistenza umana. Un romanzo che parla del suo tempo e delle sue contraddizioni, ma che lo travalica fin da subito, assumendo il respiro una parabola universale, senza terra e senza tempo.
Recensione:
Mi sono trascinata tra le pagine di questo libro per oltre due mesi, ostinatamente decisa a finirlo altrimenti non l'avrei più ripreso. Tanizaki è una pietra miliare per chi ha studiato letteratura giapponese, e sapere che questo viene considerato il suo capolavoro era abbastanza per indurmi a leggerlo. C'è in quest'opera una lentezza esasperata, non la lentezza tipica della letteratura giapponese, ma un inutile cumulo di ripetizioni...infiniti miai per Yukiko, malattie varie che affliggono a turno le protagoniste, calamità naturali di ogni sorta..Se avesse la metà delle pagine, l'opera sarebbe davvero bella, pervasa dalla tipica delicatezza giapponese con la seconda guerra mondiale a minacciarla. Il paragone delle sorelle Makioka con le piccole donne letto in giro, inoltre, è totalmente fuorviante.
Se solo fosse vero, Mark Levy


Trama (da Anobii):
Una sera d'inverno, a San Francisco, Arthur e Laureen fanno la loro conoscenza... Arthur é un giovane architetto che ha appena traslocato in un nuovo appartamento. Laureen, trentenne, un tempo faceva il medico, mentre ora è un fantasma fuggito dal suo corpo che giace in coma in un letto d'ospedale. Un fantasma di quelli che di solito non si vedono, passano attraverso le porte e non riescono a comunicare con nessuno. Ma per uno strano scherzo del destino, Arthur vede benissimo Laureen, e può sentirla parlare, ridere e raccontare, al punto da innamorarsene, alla follia. Così, proprio quando il sentimento sbocciato tra i due si trasforma in un legame profondo, in un amore struggente e totalizzante, i medici decidono che per quella ragazza è giunto il momento di staccare il respiratore...
Recensione:
Se solo non l’avesse scritto! Raro caso in cui il film è meglio del libro. Nonostante qualche pensierino tenero sparso qua e là, il racconto non giustifica per niente quanto scritto in copertina, e cioè: "La storia d'amore che ha fatto sognare il mondo". E poi è scritto (o tradotto?) malissimo. E non c'è neanche un finale.
Il silenzio perfetto, Ilaria Mazzeo


Trama (da Anobii):
Sulla sua strada Ginevra incontra infine imprevisti troppo grandi da aggirare: la scomparsa del fratello e un nuovo amore, un dolore troppo forte e una passione così intensa che sembra impossibile da credere reale. Divisa tra la tentazione di lasciarsi andare e la volontà di reagire, deve trovare comunque la forza di affrontarli e di riprendere a vivere.
Una storia che racconta il dolore con leggerezza e coraggio, avvolgendolo con le parole fino a relegarlo entro un silenzio perfetto.
Recensione:
Mi dispiace dare una valutazione negativa a questo libro, sia perché mi è stato spedito gratuitamente dalla casa editrice per l'iniziativa "Intermezzi Editore cerca lettori!" sia perché l’autrice è un’esordiente, e scrive anche bene. Tuttavia il libro in sé è davvero poca cosa. Ho trovato molto delicata la parte del dolore per la perdita di Ginevra, ma la sua vicenda amorosa…beh, diciamo solo che non fa  onore all’evidente capacità di scrittura dell’autrice. In bocca al lupo Ilaria, sono certa che al prossimo libro farai di meglio ;)
Zazie nel metró, Raymond Queneau


Trama (da Anobii):
Zazie, una ragazzina ribelle e insolente, arriva nella Parigi degli anni '50 dalla provincia. Il suo sogno è vedere il metró; ma se uno sciopero glielo impedisce, nessuno può trattenerla dal salire su quella giostra vorticosa che per lei diviene Parigi. Fugge disinvolta dall'olezzo dello zio, ballerino travestito, per incontrare, grazie alla sua vitalità straripante, una galleria eterogenea di personaggi: un conducente di taxi, diabolici flic, la dolce Marceline, una vedova consolabile, un calzolaio malinconico e un querulo pappagallo.
Recensione:
Nonostante riconosca la genialità dell'autore - con l'uso o meglio la decostruzione del linguaggio, l'umorismo, e tante altre caratteristiche che mi hanno ricordato il teatro dell'assurdo inglese che adoro - il libro non mi è piaciuto. E quel pappagallo l'avrei strozzato.
Una canna da pesca per mio nonno, Gao Xingjian


Trama (da IBS):
Il libro propone una raccolta di racconti del premio Nobel della letteratura 2000. La visita al tempio in rovina da parte di due sposi in viaggio di nozze; un incidente stradale; il crampo che assale un nuotatore; la conversazione in un parco tra un ragazzo e una ragazza che si ritrovano dopo molti anni; l'acquisto di una canna da pesca che fa rinascere il mondo dell'infanzia; le istantanee che attraversano la mente di un uomo che si assopisce sulla spiaggia: ogni racconto prende l'avvio da un'evocazione che fa nascere il sogno, la riflessione, il ricordo, espressi in una lingua limpida e cristallina, duttile, musicale, precisa, insieme letteraria e colloquiale.
Recensione:
Sarò sincera. Ho letto questo libro perché mi serviva un autore con la X per la sfida dell’alfabeto, possibilmente non troppo voluminoso perché sapevo che sarei arrivata piuttosto provata alla fine.  Il libro era partito benino con i primi racconti, delicati ed eterei, ma poi è finito molto male, nel senso che gli ultimi racconti sono visionari, stile flusso di coscienza di Joyce, e non mi sono piaciuti. Xingjian sarà anche un premio Nobel, ma questa non è certo la sua opera migliore.
I cuori dei re e altri racconti, Hanns Heinz Ewers


Trama (dal sito della casa editrice del libro, “La conchiglia”):
Hanns Heinz Ewers, autore di romanzi e racconti gotici e dell'orrore, sceneggiatore, autore teatrale e di varietà, operatore culturale, direttore del principale cinema di Berlino, saggista, traduttore, polemista, consulente per la propaganda del primo nazional-socialismo, forse agente segreto, sicuramente intellettuale ingombrante, strabordante, contraddittorio e, non ultimo, "dandy caprese".
Cinque racconti che rappresentano un primo tentativo italiano di fare i conti con Hanns Heinz Ewers nella sua misterica complessità
Recensione:
Ho comprato questo libro per sbaglio. Credevo che all’interno ci fosse il racconto “Il ragno”, che ho avuto modo di studiare e ritengo davvero notevole. Invece non c’è. Credevo che sarei stata comunque ripagata se i racconti si fossero dimostrati allo stesso livello. Non è così. Sono racconti scialbi, per niente gotici. Non mi hanno trasmesso assolutamente niente, peccato gravissimo per un libro.
Spero che il 2011 mi riservi un numero di letture ancora maggiore, e chissà, che mi sorprenda ;)

1 commento:

  1. allora esiste qualcosa peggio di "Se solo fosse vero" :)

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